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Paula, la donna che sbatteva nelle porte

06 febbraio 2012

È una donna ferita Paula, una donna che ha sofferto terribilmente e che per tanti, troppi anni, ha sopportato in silenzio le umiliazioni familiari, prima del padre misogino, poi del marito violento e criminale. Una donna con una storia simile a tante altre, eppure capace come poche di dare forma ai suoi pensieri, ai suoi gesti, alle sue paure. Con una delicatezza che solo i grandi scrittori sanno fare. E Roddy Doyle, l’autore del romanzo edito in Italia da Guanda nel 2007, La donna che sbatteva nelle porte (al quale Giorgio Gallione si è ispirato per il suo omonimo spettacolo prodotto dal Teatro dell’Archivolto di Genova), è uno di quegli scrittori che sa raccontare le storie della gente comune, ce le fa toccare con mano lasciandoci addentrare fin nei meandri più intimi e oscuri.
Difficile, dunque, dimenticare Paula, e ancora più difficile lo è se alla giovane donna diamo anche un volto, quello di Marina Massironi, che riesce a mescolare e ad amalgamare con estrema naturalezza – come se fossero i colori di una tavolozza – il dolore, i sensi di colpa da cui è divorata, il sentimento di riscossa e nonostante tutto anche quel pizzico di ironia che non l’abbandona neppure di fronte ad una vicenda tanto tragica. Restando abbastanza aderente al testo, Giorgio Gallione dirige l’attrice – nota al grande pubblico soprattutto per il suo felice sodalizio televisivo con Aldo, Giovanni e Giacomo – lasciando che la sua «leggerezza» a volte surreale accompagni tutto l’excursus della propria vita.
D’altra parte che la situazione sia «anormale» ce lo dice anche quel prato verdissimo che ricopre le pareti della casa irlandese, un’ambiente indefinito dove niente è al suo posto (le scene sono di Guido Fiorato). Proprio come la vita di Paula. Il suo incubo inizia durante l’adolescenza, e così il forte desiderio di fuggire, prima da una scuola che la etichetta come una stupida ragazzina, poi da un matrimonio infernale. La svolta, per lei, arriva quando sposa il bullo del quartiere, Charlo, e diventa la signora Spencer. All’inzio la fa sentire amata e rispettata ma poi inizia il dramma, un incubo dal quale sembra impossibile uscire. Nel momento in cui arrivano i figli e Charlo perde il lavoro le cose precipitano vertiginosamente.
«Non mi viene una risposta vera, una cosa da farmi dire: Ecco, ci siamo – scrive lo scrittore irlandese – . Mi amava e mi picchiava. Io lo amavo e mi facevo picchiare. È una cosa tanto semplice, tanto stupida e tanto complicata. È una cosa terribile. (…) E il suo amore per me diventa una cosa crudele, come il sorriso sulla faccia di un nazista». Crudele sì, ma alla fine, quando ad essere minacciata non è più sola la sua vita ma anche quella dei figli, Paula – dopo aver tentato rifugio nell’alcol e aver detto tante bugie ai medici… – trova la forza per dire la verità e a suo modo vendicarsi. Resta l’amarezza di una vita stravolta, eppure attraversata da un filo di speranza, alla quale bisogna pur sorreggersi se si è in cerca di salvezza.

   
 
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